PROBLEMI DI COPPIA E STILI DI ATTACCAMENTO

Ognuno di noi ha uno specifico STILE DI ATTACCAMENTO che indica la modalità di stare all’interno delle proprie relazioni. Questo stile, o atteggiamento relazionale, riflette uno ‘schema’ di attaccamento sottostante.

Per SCHEMA DI ATTACCAMENTO, in psicologia, si intende una memoria sociale implicita che si forma a partire da tutte le nostre prime esperienze relazionali con le figure di accudimento primarie (genitori, o chi ci ha cresciuto).

Queste prime esperienze interpersonali trasmettono delle informazioni su che cosa possiamo aspettarci da una relazione, come la disponibilità degli altri a gratificare i nostri bisogni, l’essere capiti e ascoltati, e sulla capacità del caregiver di sintonizzarsi sui nostri bisogni emotivi.

Lo SCHEMA DI ATTACCAMENTO ci permette quindi di fare delle previsioni su che cosa aspettarci dagli altri, sulla base delle nostre esperienze relazionali passate.

Per esempio, un caregiver con STILE SICURO, è disponibile, sensibile e capace di intuire lo stato emotivo ed i bisogni del proprio bambino. Le interazioni sono efficaci nel senso che l’adulto è in grado di aiutare il neonato quando lo richiede, incoraggiandolo al tempo stesso ad esplorare il mondo in autonomia.

Da adulto, chi ha fatto esperienza di un attaccamento sicuro, sarà una persona che sta in piedi da sola, senza dipendere in modo esclusivo da una relazione per stare bene. Nelle relazioni affettive riuscirà a trovare il giusto equilibrio tra richiesta di vicinanza ed autonomia, inoltre, avendo ricevuto sostegno e supporto emotivo, si aspetterà di riceverlo dagli altri e, nella coppia, ricercherà aiuto quando ne ha bisogno comunicando al partner i propri stati emotivi e bisogni. Infine, avendo avuto un caregiver affidabile e disponibile, svilupperà un senso di confidenza in sé stesso e negli altri, fidandosi del proprio partner e provando una sensazione di sicurezza nella relazione.

Oltre allo stile sicuro ne esistono di altri tipi, individuati negli anni Sessanta dagli studiosi dell’attaccamento durante un esperimento che prende il nome diStrange Situation che vedeva coinvolte delle madri con i loro bambini al compimento del primo anno di vita.

In questa procedura, ogni coppia madre-figlio veniva portata in una stanza per osservare ciò che accadeva quando i bambini venivano separati dalla madre e lasciati in una “situazione insolita” (da qui, appunto, il nome strange situation), ossia in un luogo sconosciuto, da soli o con una persona estranea. Prima dell’esperimento, i ricercatori osservarono la qualità delle interazioni madre-bambino all’interno del loro ambiente domestico.

I risultati evidenziarono la presenza di stili di attaccamento insicuri, oltre a quello sicuro, classificandoli in: evitante, ansioso, disorganizzato.

L’attaccamento evitante è caratterizzato da una indifferenza e insensibilità del caregiver verso i segnali e i bisogni del figlio. Vengono soddisfatti i bisogni fisici del bambino, ma vengono ignorati quelli di natura emotiva. In situazioni come queste, il bambino impara a ridurre al minimo la manifestazione esterna del proprio bisogno di attaccamento come conseguenza dell’adattamento alla condizione di non vedere soddisfatti i propri bisogni relazionali.

L’attaccamento ansioso è caratterizzato dal fatto che il caregiver non attua un accudimento amorevole e disponibile, ma nemmeno insensibile e indifferente. In altre parole, è imprevedibile: a volte riesce a sintonizzarsi con le emozioni del figlio, altre volte no. Di conseguenza, il bambino sperimenta una notevole ansia nella relazione e non sviluppa una piena fiducia nella possibilità che la relazione offra accudimento e conforto in maniera affidabile.

Mentre il bambino con attaccamento evitante distoglie l’attenzione dalla madre, ignorando i propri bisogni di vicinanza, quello ansioso si aggrappa a lei, quasi disperatamente, nel timore che possa allontanarsi.

Infine, nell’attaccamento disorganizzato, il bambino sperimenta una grave mancanza di sintonizzazione da parte del caregiver che, in casi estremi (abuso, violenza ecc.) può diventare addirittura la fonte di pericolo e di paura.

Una volta diventati adulti, questi schemi di attaccamento vengono attivati nelle successive relazioni automaticamente (ovvero anche se non ne siamo consapevoli), soprattutto in condizioni di stress, influenzando il modo in cui, per esempio, interagiamo con il nostro o la nostra partner.

Una persona con stile di attaccamento evitante potrebbe avere delle difficoltà a manifestare e comunicare le proprie emozioni ed i propri bisogni nella coppia; potrebbe essere talvolta freddo, scostante, non desiderare l’intimità, oppure mostrarsi estremamente razionale a scapito dell’emotività. La convinzione sottostante è che l’Altro non è autenticamente interessato al suo mondo interno, ai suoi desideri e ai suoi bisogni emotivi. Una persona con attaccamento ansioso potrebbe manifestare una preoccupazione eccessiva e costante di perdere l’Altro, o essere insicuro di quello che prova sentimentalmente, necessitando di continue rassicurazioni, conferme e/o attenzioni. La convinzione sottostante è di non fidarsi totalmente degli altri perché potrebbero essere imprevedibili. Uno stile disorganizzato potrebbe portare alla scelta di non avere relazioni o all’autosabotaggio scegliendo partner non disponibili, nella convinzione che non si possa essere al sicuro con nessuno, e per un vissuto di paura connesso alle relazioni stesse.

Conoscere quali sono i propri schemi di attaccamento, all’interno di una psicoterapia individuale o di coppia, è utile per ridurre l’impatto che questi hanno sulla qualità delle proprie relazioni affettive. Inoltre, un percorso psicologico individuale può favorire una maggiore consapevolezza delle proprie modalità di funzionamento automatiche ed inconsce in modo che, riconoscendole, la persona diventi libera di agire comportamenti che sono più in sintonia con la sua vita adulta, riducendo l’influenza delle esperienze relazionali passate e migliorando il benessere relazionale, oltre a quello personale.

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Dott.ssa Elisa Zobbi, Psicologa-Psicoterapeuta. Psicologi Reggio Emilia.