AUTOLESIONISMO: ti spiego qualcosa che forse non ti aspetti
Il tema dell’autolesionismo è diventato un tema di emergenza, sia per aumento del numero delle situazioni che si presentano in consultazione, sia per una diminuzione dell’età di esordio, che si è sempre più spostato dall’adolescenza alla preadolescenza con un’età di esordio tra 12 e 14 anni, con un picco tra i 13 e i 15 anni.
Quando parliamo di autolesionismo parliamo di attacchi al corpo, che si concentrano sulla superficie corporea, è la pelle che viene graffiata, tagliata, contusa o bruciata. Questi comportamenti vengono classificati come autolesivi quando manca l’intenzionalità suicida da parte del soggetto.
L’autolesionismo è spesso associato a quadri psicopatologici gravi, tra cui psicosi, disturbo borderline di personalità, disturbi alimentari, disturbi dell’umore (depressione) e altre categorie diagnostiche in cui la tendenza all’impulsività e alla disregolazione emotiva prevalgono nel funzionamento psichico dell’individuo.
La questione della disregolazione emotiva è centrale, soprattutto alla luce delle più recenti ricerche sul trauma relazionale. Quando i bambini sono esposti a situazioni stressanti, istintivamente, ricercano la vicinanza e il contatto con gli adulti per essere rassicurati e calmati. Tuttavia, in assenza di caregiver disponibili e accudenti, cioè in condizioni di trascuratezza emotiva o, nei casi più gravi, di abuso, il bambino apprende che non c’è nessuno a calmarlo e che può fare affidamento soltanto sulle proprie risorse. Ciò significa che comincia a cercare sollievo in una serie di comportamenti che non necessitano di dipendere dagli altri, con lo scopo di provare a regolare le emozioni intense che sperimenta.
In adolescenza, grazie ad un corpo più forte e potente, rispetto a quello di un bambino, la persona percepisce di avere più opzioni disponibili e può usare il corpo per trovare sollievo in diversi modi: colpendolo, graffiandolo, tagliandolo, o affamandolo, nel caso dei disturbi alimentari. Questi comportamenti danno l’immediata sensazione di controllo e di sollievo nella convinzione che “Posso farci qualcosa”. Il senso di padronanza sperimentato è una delle questioni centrali dell’autolesionismo, perchè fornisce alla persona la sensazione che esiste qualcosa, un salvagente, in grado di alleviare l’emozione spiacevole. Lo scopo del comportamento autolesivo è duplice: restituire un senso di padronanza e fornire sollievo.
A livello biochimico, infatti, il dolore indotto dai tagli, dalle contusioni o dalle bruciature stimola dapprima la produzione di dopamina provocando diversi effetti: aumento di energia, sensazione di potere e controllo, diminuzione delle emozioni. Secondariamente si verifica un aumento del rilascio di endorfine che provocano un effetto analgesico/rilassante. Entrambe queste risposte hanno un effetto molto rapido, portando sollievo quasi immediato al soggetto, sopraffatto e spaventato dall’intensità delle sue emozioni.
Può sembrare un paradosso, ma l’autolesionismo rappresenta un paracadute, una via di fuga dal dolore emotivo. Durante i percorsi di terapia che svolgo nella provincia di Reggio Emilia dedico sempre del tempo alla psicoeducazione su questi aspetti, informando la persona che questa parte non è contro di lei/lui, ma sta solamente cercando di trovare sollievo nei modi che ha appreso, in assenza di una adeguata regolazione degli affetti da parte dei caregiver, durante la crescita. Questo vale anche per i pensieri suicidari. Ricordo di una mia paziente la quale mi raccontava che, a seguito di determinati stimoli “trigger”, cominciava a pensare al suicidio come ad una via di fuga per non soffrire più.
Comprendere la natura di queste parti attacco, vedendole come “alleate” anziché nemiche, aiuta la persona a ridurre la vergogna e il senso di colpa che talvolta si associano a queste condotte. L’intento di questa parte è buono, poichè il fine ultimo è quello di aiutare la persona a regolare le emozioni, tuttavia, l’azione compiuta non è funzionale al benessere.
In un percorso psicologico con uno Psicologo a Reggio Emilia puoi imparare alcune risorse somatiche per regolare le tue emozioni, sperimentando diverse tecniche che possono aiutarti a trovare sollievo senza attaccare il tuo corpo.
Dott.ssa Elisa Zobbi
Psicologi Reggio Emilia
